HAI DIMENTICATO I TUOI DATI?

Google Update 2017: Un Effetto Domino Imprevisto

da / domenica, 26 febbraio 2017 / Pubblicato inSEO e Posizionamento sui Motori

Google Update 7 Febbraio 2017

Cosa è successo il 7 Febbraio 2017 in casa Google?

Il 7 febbraio 2017 molte SERP di Google hanno cominciato a ballare più del solito e sono stati tanti i portali che si sono visti penalizzare e portare via importanti fette di traffico proveniente dal motore di ricerca.

Su portali, forum e gruppi di esperti del settore sono subito partite le teorie più strampalate, e tra tutte il comune denominatore è stato il più grande indiziato di sempre, l’eterno rivale di Google: la link building spinta.

Da qui sono subito partite accuse verso le PBN, ampiamente usate come tecniche di posizionamento border line, e tanti sono stati i “guru” e “paraguru” che si sono eretti a maestri del perbenismo, i puristi che lavorano solo sul contenuto e che guardano schifati la Link Building come tecnica di posizionamento su Google.

Nel tempo, e con la pratica, ho imparato a capire che non è tutto biano o nero, che esiste sempre un filo rosso nascosto sotto il polverone che si trova nel mezzo e permette di legare tutti gli avvenimenti, un po’ come un filo di Arianna che ci permette di trovare la causa delle cose, senza saltare di palo in frasca con ipotesi creative o supposizioni che fanno comodo a supportare la propria posizione.

Troppo facile, infatti, quando un evento colpisce il lavoro di altri, esaltarsi e ergersi a guru, mentre poi ci si nasconde quando ad essere penalizzati siamo noi.

Ammetto quindi che anche per noi il 7 febbraio è stata una data importante, che ci ha riservato parecchi grattacapi e che ci ha costretti a porre rimedio su alcuni aspetti (non tantissimi) dei portali su cui lavoriamo per i nostri clienti.

Due indizi non fanno una prova, ma “Uomo Avvisato, Mezzo Salvato”

Partiamo subito da un presupposto: Google non impazzisce da un giorno all’altro, né si diverte a mettere in difficoltà aziende o portali che sul web ci lavorano.

Fatto questo assunto, possiamo forse partire con un’analisi meno fantasiosa dei fatti, che ci permetta di capire davvero le cause dell’accaduto, senza sparare nomi di animaletti più o meno simpatici a caso o parlare di penalizzazioni algoritmiche. Qui non c’entra Penguin o la freshness o altri aggiornamenti dell’algoritmo, ma semplicemente di linee guida da tempo indicate da Google.

Primo Indizio: l’Avviso di Google nel WMT

In virtù di quanto appena detto, Google cerca di comunicare con i gestori dei vari portali attraverso una serie diversa di canali, tra cui il famigerato WMT (Google WebMasters Tools). Proprio attraverso il WMT, qualche giorno prima della fatidica data del 7 febbraio, a partire dal 20 fino al 31 gennaio per quanto riguarda i portali da noi monitorati (quindi diverse date, non un unico giorno per tutti), Google ha rilasciato il seguente messaggio:

A partire da gennaio 2017, Chrome (versione 56 e versioni successive) contrassegnerà come “Non sicure” le pagine che raccolgono password o dati di carte di credito, a meno che le pagine vengano pubblicate tramite HTTPS.

Gli URL che seguono includono campi per l’inserimento di password e dati di carte di credito che attiveranno il nuovo avviso di Chrome. Esamina questi esempi per sapere dove verranno visualizzati questi avvisi e poter così adottare misure per proteggere i dati degli utenti.

Secondo Indizio: Google Chrome è … di Google

Sembrerà banale come indizio, ma il fatto che il diffusissimo Browser Chrome sia di Google deve far riflettere. Secondo te, avrebbe senso se nelle prime posizioni delle SERP di Google comparissero dei link a portali che, se cliccati, sarebbero poi bloccati con un avviso dal browser stesso?

Non avrebbe senso per Google mostrare dei risultati in SERP che poi non potrebbero essere visualizzati dal Browser.

Google lo dice da tempo, e da tempo invita i webmaster ad effettuare il passaggio al protocollo HTTPS, con l’obiettivo dichiarato di rendere il web un posto “più sicuro”. Lo ha ribadito con i ripetuti annunci prima dei rilasci del nuovo aggiornamento di Chrome ed è tornato a ribadirlo direttamente nel WMT qualche giorno prima della “catastrofe”.

Il Responsabile è (secondo noi) il Protocollo HTTP “Non sicuro”

Partendo dai presupposti appena visti, secondo noi il crollo del 7 febbraio 2017 è strettamente collegato al mancato passaggio dal protocollo HTTP al protocollo HTTPS.

Chi utilizza Google anche come piattaforma di Ads, sa benissimo che l’adeguamento al protocollo HTTPS è un requisito necessario per effettuare la pubblicazione di annunci su Google Shopping. Questo per ribadire quanto sia rilevante per Google questo aspetto. Nella sua concezione elevata di “qualità” di un sito web, è entrata di prepotenza anche la sicurezza. I primi a pagare le conseguenze di queste azioni di “protezione” del web da parte di Google sono stati proprio i webmaster, che da anni si sono visti sparire le referral keywords in Google Analytics. Google ha sacrificato quello che era uno dei dati più importanti per chi opera sul web (sostituito da un diversamente simpatico “not provided”) in nome di una maggiore sicurezza per gli utenti che transitano attraverso il suo portale. Questo dovrebbe darci una misura più precisa di quanto Google dia peso alla Sicurezza dei dati. [per approfondimenti, ecco il link ad un aricolo di google sul tema “Moving Towards a More Secure Web”]

Tra l’altro, il famoso messaggio citato prima che Google ha inviato nel Webmasters Tools prosegue dicendo questo:

Il nuovo avviso rappresenta solo la prima fase di un piano a lungo termine per contrassegnare come “Non sicure” tutte le pagine pubblicate tramite il protocollo HTTP non criptato.

Se non fosse abbastanza chiaro, te lo ribadisco ancora una volta. Chi non effettuerà il passaggio al protocollo HTTPS verrà lentamente tagliato fuori dal motore di ricerca.

 

Passaggio ad HTTPS: Un effetto domino imprevedibile, che ha colpito le PBN

Ma come, avevamo detto che non c’entravano le PBN e ora anche tu ce ne parli?!?

Come anticipato prima, noi abbiamo cercato di evidenziare le cause di questi scossoni nelle SERP di Google, non le conseguenze. Di certo è che le conseguenze possono essere diventate indirettamente a loro volta cause dei cali di posizionamento.

Segui un attimo il mio ragionamento. Una PBN (Private Blog Network) altro non è che un insieme di portali web, utilizzati per creare una rete di link che, su vari livelli, servono a migliorare la link popularity di uno o più portali principali. Quindi parliamo di decine, a volte centinaia, raramente migliaia di portali web che passano una piccolissima Link Juice, ma che nella quantità permette di dare un contributo importante al portale principale (sto semplificando molto per cercare di far passare il concetto più che spiegare l’argomento).

A questo punto, Google, per quanto visto sopra e da noi ipotizzato, comincia a penalizzare tutti i siti che non sono dotati di protocollo HTTPS. Una buona percentuale delle PBN, soprattutto se parliamo di progetti con budget ridotti, non avrà certamente effettuato l’adeguamento, per cui in un colpo solo buona parte della PBN (o tutta la PBN) comincia a retrocedere, ma non perché Google abbia individuato il network stesso ed abbia intrapreso azioni di penalizzazione, ma semplicemente perché tutti i portali non hanno rispettato le linee guida di Google.

Ecco che la frittata è servita. Chi basasava ampiamente le proprie attività di link buidling sulle PBN o su link building spinta su portali di basso valore, puntando più sulla quantità che sulla qualità, si è visto mancare il terreno sotto i piedi.

 

Trovata la Malattia è più Facile prescrivere la Cura

A questo punto starai pensando che, alla fine dei conti, avevano ragione quelli che sostenevano che il lavoro di qualità paga, mentre chi si spinge oltre rischia sempre di farsi male.

Su questo mi troverai sempre d’accordo, nel senso che da sempre sono convinto che solo il lavoro di qualità è in grado di portare risultati duraturi. Ma bisogna sempre capire cosa si intende per lavoro di qualità. Perché come abbiamo visto in questo caso, anche effettuando un lavoro di qualità sui contenuti e sulla Link Building, il mancato adeguamento al protocollo HTTPS ha causato cali drastici, e non c’è nessun “contenuto re” in grado di reggere a questo. Se il browser ti blocca, il tuo contenuto potrà anche essere superlativo, ma Google ti penalizza.

La cura è quindi rispettare la “prescrizione” di Google ed adeguarsi al protocollo HTTPS.

L’adeguamento può richiedere più o meno tempo a seconda della piattaforma su cui si lavora, e Google lo recepisce abbastanza rapidamente, senza dover fare variazioni e/o comunicazioni sul WMT.

Su tutti i portali dei nostri clienti su cui abbiamo effettuato il passaggio ad HTTPS abbiamo riscontrato un’inversione di tendenza nel calo del traffico, con ripresa del trend in salita nel giro di 4 o 5 giorni.

Sempre nel giro di 4/5 giorni, i portali hanno anche ripreso le posizioni perse sulle SERP più importanti e più dinamiche, per cui il passaggio al protocollo sicuro ha dato nel giro di pochi giorni un risultato evidente, senza dover mettere mano ai link in ingresso. Per il monitoraggio del posizionamento utilizziamo il servizio SEOZoom.

Anche sotto l’aspetto delle conversioni, già dal giorno successivo al passaggio in HTTPS sono migliorate, tornando ai livelli pre-crisi. Per non parlare delle campagne AdWords, su cui sono subito ritornati a scendere i CPC e ridursi i Costi per Conversione.

Per questo motivo noi imputiamo la causa del problemi al protocollo sicuro e siamo certi che la soluzione sia semplicemente l’adeguamento dei vari portali (e, ovviamente, se vi poggiate su una PBN, abbiate cura di adeguare al protocollo HTTPS anche tutti i portali del network).

 

Ma il blog di quel “paraguru” non è stato penalizzato e non usa il protocollo https. Come lo spieghi?

Quando abbiamo visto i primi cali sui portali, ci siamo subito attivati per capire cosa stesse succedendo e spesso ci siamo chiesti anche noi come maialcuni portali, tra cui quelli di alcuni “puristi” della SEO etica non fossero stati penalizzati. La nostra risposta è stata che: 1) se hanno usato poco le PBN, hanno risentito poco dei danni che abbiamo analizzato in precedenza; 2) sono portali che non rientrano tra quelli penalizzati in questa prima fase. Il messaggio di Google è abbastanza chiaro: “Gli URL che includono campi per l’inserimento di password e dati di carte di credito attiveranno il nuovo avviso di Chrome”. I primi ad essere penalizzati sono proprio e-commerce e portali che prevedono registrazione e login di utenti. Se un portale non effettua raccolta dati, non offre servizi di registrazione o altra tipologia di servizi “a rischio”, non poteva subire la penalizzazione.

 

Andate e Mettetevi in Sicurezza Tutti

Concludiamo dicendo che, per ora, la soluzione migliore alle problematiche riscontrate è quella di adeguare tutti i portali che si gestiscono al protocollo HTTPS. Se non è oggi sarà domani che Google comincerà a bloccare qualunque portale che utilizzi solo http, quindi non ha senso aspettare ancora. Prima ci si adegua, meglio è.

Vi terremo comunque aggiornati sull’andamento dei portali su cui abbiamo effettuato questo tipo di intervento, in modo da fornirvi qualche dato in più su numeri e conversioni, abbracciando magari un tempo più ampio di qualche settimana in modo da confermarne l’efficacia sul lungo termine.

Sono laureato in Ingegneria Informatica e nutro una grande passione per il Marketing e l'imprenditoria. Queste passioni mi hanno portato, da qualche anno a questa parte, ad impegnarmi nella realizzazione di siti ecommerce e portali per la lead generation moderni, funzionali e professionali, oltre ad occuparmi di Advertising e posizionamento SEO. Il mio obiettivo è aiutare le aziende a vendere e prosperare attraverso le attività online.

Lascia un Commento

Devi avereffettuato l'accesso per invaire un tuo commento.

TOP